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Tradurre il nostro tempo. Lettera

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Abstract

L’artista Giorgina Pi condivide alcune riflessioni sul processo creativo che ha portato alla messa in scena di Non non non non non abbastanza ossigeno in una lettera scritta durante il lockdown; intrecciando così il confinamento fisico del presente e quello tra passato e futuro raccontato nel testo di Churchill, la regista dipana il filo che lega l’urgenza politica alla traduzione e messa in scena di un testo scritto nel 1971 e ambientato nell’allora futuro, ma oggi passato recente, 2010.


Giorgina Pi

Giorgina Pi, regista, attivista, videomaker, femminista, attualmente dottoranda in “Letterature, arti, media: la transcodificazione” all’Università dell’Aquila, fa parte del collettivo artistico Angelo Mai – spazio indipendente per le arti di Roma (Premio Franco Quadri 2016). Con il gruppo Bluemotion realizza spettacoli e immagina ambientazioni, in una ricerca che coniuga arti della scena, ricerca visuale e musica. Ha collaborato con vari artisti tra cui Motus, Fanny & Alexander, Balletto Civile. Negli ultimi anni sta lavorando intorno ai testi di una delle più importanti penne della drammaturgia mondiale, l’inglese Caryl Churchill, attraverso mise en espaces, traduzioni, radiodrammi e soprattutto direzione di spettacoli.