Dal punto di vista degli attori. 1915-1921 e oltre
Abstract
Cosa è accaduto al teatro italiano e alla tradizione attorica italiana negli anni del fascismo? Mano a mano che il regime invecchia, si possono notare sintomi di irrequietezza nei confronti del teatro, quasi di disillusione, tanto più inaspettata visto l’interesse personale di Mussolini. Il teatro di prosa, da parte sua, presenta una crescente anemia. Il saggio ne esplora i motivi, forse più legati a mancati riconoscimenti di valore, a una mancanza di rispetto, che a veri e propri cambiamenti o pressioni da parte del regime. La cultura attorica, che in Italia aveva continuato a vivere fino a Novecento avanzato, si disgrega senza riuscire a lasciare semi, tracce, eredità. Il saggio è accompagnato da due schede, una su tre volumi fondamentali per la memoria di questo periodo (Silvio d’Amico, Il teatro non deve morire; Sergio Tofano, Il teatro all’antica italiana, Lucio Ridenti, Teatro italiano tra le due guerre). La seconda sulla relazione, implicita, non riconosciuta, ma importante, tra il teatro “maggiore” (il teatro di prosa) e il teatro “minore” (come varietà, café chantant, Rivista teatrale, perfino teatro dialettale).
Parole chiave
teatro, fascismo, attori, attrici