Waki. Il nō visto di lato
Abstract
La pregevolezza e il valore estetico del nō sono solitamente ricondotti al solo magistero attorico del suo protagonista, lo shite. La centralità dello shite, però, è la risultante di un insieme di relazioni che coinvolge gli altri artisti in scena, in particolare il waki, il quale trascorre la maggior parte del tempo immobile e in silenzio nel lembo più periferico dello spazio scenico. La lateralità, reale e metaforica, del waki offre un punto di vista peculiare sul nō che il presente contributo adotta per ridiscutere, sulla base di un necessario riferimento al buddhismo, il rapporto tra shite e waki. Da un lato cade la possibilità di istituire differenze di valore tra i due ruoli in quanto manifestazioni differenti di un unico e ideale corpo scenico, dall’altro si chiariscono la forza della relazione teatrale che il nō sa istituire con il suo pubblico e la complessità dei livelli di lettura e interpretazione resi disponibili dallo slittamento della prospettiva di osservazione.