«Benshi», la voce teatrale del cinema muto giapponese
Abstract
Dalla sua comparsa, nel 1896, fino agli anni Trenta, in Giappone il cinema offrì al proprio pubblico un’esperienza unica, di fruizione marcatamente teatrale o, almeno, questo è ciò che questo studio vorrebbe porre in evidenza. Artefice di questa ‘anomalia’ nipponica è il benshi, letteralmente “colui che commenta”. Inizialmente, il benshi racconta i prodigi tecnici delle apparecchiature cinematografiche. Presto, però, facendosi erede della grande tradizione giapponese del teatro di narrazione, e innestandosi in una cultura usa anche a forme di spettacolarità composita, il benshi assunse tanta importanza da influenzare gli aspetti produttivi ed estetico-narrativi della settima arte. Il benshi, artista in presenza, fu a lungo il primo motivo di interesse del pubblico che frequentava le sale cinematografiche nipponiche. Spesso studiato, per la sua anomalia, dal punto di vista del cinema, nessuno sembra ancora essersi occupato del benshi come nodo e passaggio tra cinema e teatro.