Fama e fame. Lettera 66
Abstract
«Non so dove l’ho sentito raccontare la prima volta, l’aneddoto dei due attori logori e infiacchiti eppure non sazi del mestiere. Stanno uscendo dal teatro dove hanno appena recitato e commentano lo spettacolo, le reazioni del pubblico, la quantità degli applausi. Si lamentano per gli inconvenienti del mestiere. “Ogni sera – dice l’uno – mi prende la paura che la voce mi abbandoni. Sono lì, davanti al pubblico, apro bocca, e niente, non esce neanche un suono. Un incubo. Un lavoro tremendo, il nostro”. “Quel che è davvero tremendo – risponde l’altro – è di essere tutte le sere Re e Nobiluomo sulla scena, e poi rientrare a casa e non avere niente da metter sotto i denti”».