Tatiana Pavlova in Italia. Una memoria non rivisitata
Abstract
L’incontro tra Tatiana Pavlova e l’Italia durante gli anni Trenta è stato ricco, anche di contraddizioni. All’inizio, il contributo dell’attrice e regista, sorretto dalle collaborazioni prima con Sharoff e poi con Nemirovič-Dančenko, è stato fin troppo valutato, e i critici italiani sembrano concordi nel voler appoggiare le richieste di italianità della Pavlova. A poco a poco si apre un cortocircuito tra identità russa e identità italiana che provoca improvvise fratture. Forse sono ovvie, visto il clima politico, il peso del fascismo, e viste le peculiarità non sempre facili della Pavlova. Ma quel che stupisce è il modo in cui, novant’anni dopo, queste fratture ancora pesino, senza tentativi di rivisitazione, sulla memoria postuma.