Biodiversità: Nove racconti sul training
Abstract
Per il sessantesimo anno dell’Odin Teatret pubblichiamo un dossier composto soprattutto da voci che vengono dall’interno del gruppo. Dall’esterno arrivano l’introduzione di Mirella Schino, che racconta l’Odin a un lettore di oggi, e riepiloga il grave cambiamento degli ultimi anni, che ha portato questo gruppo celebre lontano dalla sua sede storica, più due brevi testimonianze di spettatori, quella di Natalia Ginzburg del 1970 su uno spettacolo giovanile, Ferai e una del 2022 di Georges Banu, sul più recente spettacolo dell’ensemble, Tebe al tempo della febbre gialla. Il resto del dossier è composto da: un saggio di Ferdinando Taviani, consigliere letterario del gruppo; le voci degli attori; quella del regista. Il tema comune è il training, pratica caratterizzante di questo teatro. Ma attraverso il training gli attori e il regista raccontano, ciascuno a suo modo, l’inserimento in un mondo cui dedicheranno gran parte della loro vita. Sono racconti che vengono da interviste di una decina d’anni fa, trascritte e sistemate, poi riviste dagli attori e da Barba. Sanno parlarci non solo delle pratiche e della vita quotidiana dell’Odin, ma anche, più in generale, del teatro come mestiere che tocca e sconvolge la vita. Ogni attore ha aggiunto al suo racconto una considerazione sugli avvenimenti recenti, e sulle proprie scelte. Il saggio di Taviani viene da un libro rimasto incompiuto di una trentina d’anni fa, racconta la fisionomia dell’Odin Teatret, teatro-enclave, si interroga sui motivi della sua longevità, basata su simbiosi e disaccordo tra regista e attori.
Parole chiave
Odin Teatret, training