Sado, l’isola dell’oro e del teatro: Diario minimo di un viaggio. Lettera
Abstract
La prima volta che ho visto l’isola di Sado era l’agosto del 2017: una pressoché indistinta sagoma lontana che sembrava emergere più dall’immaginazione che dal mare. Per me era un luogo leggendario, sinonimo di desiderio e mistero. Sado è stata per secoli terra d’esilio, accogliendo tra gli altri anche Zeami Motokiyo, il padre del nō, i cui scritti hanno acceso in me l’interesse per il teatro giapponese e, più in generale, per quello asiatico. Oggi so che Sado è un paradiso per chiunque nutra anche solo un minimo interesse per le arti performative: ci si può preparare studiandone la storia, ma nulla può anticipare la potenza, la densità e la profondità del teatro che la abita. Questo è il diario minimo del mio viaggio del 2024.
Parole chiave
Isola di Sado, Zeami Motokiyo, Teatro nō, Takigi nō, Teatro di figura, Matsuri
Matteo Casari
Matteo Casari è professore associato al Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna dove insegna Teatri in Asia, Culture performative dell’Asia e Organizzazione ed economia dello spettacolo. Si occupa prevalentemente di tradizioni teatrali asiatiche, in particolare del Giappone dove ha condotto alcune ricerche sul campo. Numerose le pubblicazioni e le partecipazioni a convegni nazionali e internazionali. È direttore scientifico della rivista «Antropologia e Teatro» e dirige l’Archivio Kazuo Ohno (Università di Bologna).